Progetto promosso dalla Provincia di Varese

in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende

La Provincia di Varese ha candidato il progetto “Canneti in rete: monitoraggio faunistico e vegetazionale della ZPS canneti del Lago Maggiore” nell’ambito del bando pubblico per la selezione di proposte progettuali finalizzate al monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, da finanziare nell’ambito del programma di ricerca del centro nazionale della biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”.

Il Bando attinge dalle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) Missione 4, “istruzione e ricerca” – Componente 2, “dalla ricerca all’impresa” – linea di investimento 1.4, “potenziamento strutture di ricerca e creazione di “campioni nazionali di R&S” su alcune key enabling technologies”, finanziato dall’unione europea – NEXTGENERATIONEU”.

Le indagini floristiche e faunistiche interessano la ZPS “Canneti del Lago Maggiore”, gestita dalla Provincia di Varese e costituita da sei aree umide disgiunte in affaccio sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, tre delle quali riconosciute come ZSC “Palude della Bruschera” (comuni di Angera e Sesto Calende), “Sabbie d’Oro” (comuni di Brebbia e Ispra) e “Palude Bozza Monvallina” (comuni di Besozzo e Monvalle).

Il sito appartiene a Rete Natura 2000, una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione Europea, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora fauna minacciati o rari a livello comunitario. Le porzioni discontinue formano un sistema di aree umide, distanti da un punto di vista spaziale ma connesse da un punto di vista funzionale lungo importanti rotte migratorie.

Si tratta di aree di grande importanza per le specie ornitiche, in quanto rappresentano siti di stop-over per l’avifauna migratoria nei periodici spostamenti tra i quartieri di svernamento e quelli riproduttivi dell’Europa centrale e settentrionale (in particolare per ardeidi, anatidi, rapaci, limicoli e passeriformi) e rientrano nella più vasta rete di zone umide del Lago Maggiore, che comprende anche l’importantissima area dei Canneti di Fondotoce, in Piemonte e la Riserva Naturale delle Bolle di Magadino, in Svizzera. Le formazioni a Phragmites australis, ricadenti nella ZPS “Canneti del Lago Maggiore”, rappresentano lembi residuali la cui tutela è cruciale per i tre diversi periodi fenologici dell’ornitofauna: la nidificazione, la migrazione/sosta e lo svernamento. Complessivamente sono segnalate nell’area ben 152 specie, di cui 28 elencate in Allegato I della Direttiva Uccelli.

La cannuccia di palude costruisce densi canneti nella porzione centro meridionale del Lago Maggiore, da Laveno al punto in cui le acque del lago confluiscono nel Ticino (sponda orientale), un habitat vitale per lo sviluppo e il sostentamento di numerose specie vegetali e, soprattutto, animali, rivestendo una rilevante funzione come zona di transizione tra l’ambiente terrestre e quello acquatico. In quanto comunità vegetale, il canneto svolge innanzitutto una funzione di produzione primaria, e quindi si colloca alla base della catena alimentare, fornendo cibo a invertebrati, pesci e uccelli acquatici.

Tale associazione vegetale rappresenta anche un ambiente idoneo per la deposizione delle uova e per il rifugio del novellame di alcune specie ittiche e anfibie, nonché per la nidificazione di numerosi uccelli acquatici.

Le parti sommerse delle piante costituiscono, inoltre, un substrato idoneo alla colonizzazione da parte di macroinvertebrati, anello alla base della catena alimentare. Il canneto contribuisce anche alla prevenzione e riduzione dell’erosione delle sponde, grazie alla stabilizzazione dovuta alle radici e alla dissipazione dell’energia legata al moto ondoso nei laghi e alla corrente nei fiumi. Può, infine, influenzare la qualità delle acque, svolgendo una naturale attività di depurazione da alcuni inquinanti trasportati dalle acque di dilavamento dei terreni circostanti, attraverso i processi della cosiddetta fitodepurazione.

Questa si basa, infatti, su meccanismi biologici di eliminazione delle sostanze inquinanti che si attuano a livello degli apparati radicali delle piante acquatiche. Tali meccanismi naturali sono riprodotti artificialmente nei sistemi di fitodepurazione delle acque reflue domestiche, agricole e talvolta industriali. L’etimologia della parola (fito = pianta) potrebbe far ritenere che siano le piante gli attori principali del processo depurativo, in realtà le piante hanno il ruolo fondamentale di creare un habitat idoneo allo sviluppo di colonie batteriche, vere protagoniste della depurazione biologica.

La fauna che caratterizza la ZPS “Canneti del Lago Maggiore” è, di conseguenza, quella tipica degli ambienti umidi ripariali e delle associazioni vegetazionali immediatamente più interne, a grado di igrofilia decrescente, così come meglio approfondito nella specifica trattazione nei paragrafi a seguire.

Questa immagine rappresenta l’area di progetto e la perimetrazione delle porzioni costituenti la ZPS “Canneti del Lago Maggiore”.

Al fine di non escludere aree di valenza naturalistica ed ecologica inserite nel contesto ambientale, l’area di studio è stata allargata a ricomprendere due API, Ambiti Prioritari di Intervento riconosciuti con DGR N. 2423/2024 da Regione Lombardia, funzionali a proteggere habitat/specie esterne ai siti e la connettività e poste senza soluzione di continuità rispetto a due porzioni della ZPS nei comuni di Angera, Besozzo e marginalmente nei comuni di Sesto Calende e Monvalle.

Di seguito, si riporta l’esatta localizzazione degli API, 03 in continuità con la ZSC Palude Bozza Monvallina e 02 in ampliamento della ZSC Palude Bruschera, rispetto alla perimetrazione della ZPS Canneti del Lago Maggiore e delle ZSC sovrapposte a quest’ultima.

Canneti in rete: monitoraggio faunistico e vegetazionale della ZPS canneti del Lago Maggiore – MOCAN” è un progetto realizzato nell’ambito del bando pubblico per la selezione di proposte progettuali finalizzate al monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, ricadente nel programma di ricerca del centro nazionale della biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”. Il Bando attinge dalle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è finanziato dall’Unione Europea – NEXTGENERATIONEU. Il progetto è stato promosso dalla Provincia di Varese, in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende.