LAVORASCIO

Natura 2000: una rete europea

La zona umida del Lavorascio fa parte della ZPS Canneti del Lago Maggiore, un Sito della rete europea di aree protette denominata Rete Natura 2000.
Nell’ambito della Rete Natura 2000, le caratteristiche ambientali di questa area umida, la rendono idonea soprattutto alla tutela dell’avifauna, e per questo motivo è stata inserita in una Zona di Protezione Speciale (ZPS).

La Provincia di Varese, al fine di migliorare le conoscenze sugli ecosistemi che caratterizzano le aree umide situate lungo le sponde del Lago Maggiore e sulle relazioni che si instaurano tra gli habitat e la fauna presente e allo scopo di realizzare interventi di tutela e conservazione adeguati, ha promosso il progetto “Canneti in rete”.
Gli aspetti di maggiore interesse emersi dalle indagini condotte nelle aree umide interessate dal progetto, riguardanti la vegetazione, la flora e la fauna caratteristiche di queste aree protette, sono riassunti in questao pagina informativa.

L’invasione delle specie vegetali aliene: capire le radici del problema

Il termine alieno, che letteralmente significa “appartiene ad altri”, nella lingua italiana è poco utilizzato rispetto ai più noti alloctono ed esotico per indicare le specie, sia vegetali che animali, originarie di altre aree geografiche. Tutti questi termini si riferiscono infatti a specie la cui presenza in una data area geografica è dovuta all’intervento intenzionale o indiretto dell’uomo, che ha permesso loro di superare le esistenti barriere geografiche (ad esempio, l’oceano o un’imponente catena montuosa). Il termine alieno è quindi posto in contrapposizione con indigeno e autoctono, che indicano invece una specie originaria di una data area geografica.

In ecologia vegetale si utilizzano anche altri termini, di cui uno dei più utilizzati è invasivo, che identifica le specie con popolazioni che si riproducono spontaneamente, con generazioni che possono insediarsi anche a grande distanza dalle piante progenitrici: una specie invasiva mostra quindi il potenziale di espandersi su un vasto territorio. Lo stato di invasività di una specie aliena dovrebbe essere definito in base alla sola capacità di espandersi nella nuova area geografica e a prescindere dall’impatto che essa causa agli ecosistemi, ma è opinione diffusa considerare intrinsecamente che una specie invasiva sia anche dannosa.

Il Lago Maggiore rappresenta un’area geografica in cui l’ingresso di piante esotiche invasive è molto elevato in termini non soltanto qualitativi, cioè di numero di specie, ma anche quantitativi, quindi di estensione del fenomeno. Le ragioni storiche sono da ricercare innanzitutto nell’ampia diffusione di giardini in cui sono state introdotte piante provenienti da tutto il mondo.

Con i cambiamenti climatici in atto, molte specie esotiche stanno inoltre trovando condizioni sempre più favorevoli alla loro espansione. Ma queste due motivazioni non sono sufficienti a spiegare questo complesso fenomeno, almeno negli ecosistemi terrestri: un ruolo primario è in realtà dovuto all’abbandono della gestione tradizionale del territorio (ad esempio, nella cura delle aree incolte e soprattutto dei boschi), allo scorretto impiego e gestione delle piante esotiche (per esempio, piantate in ambienti naturali e tramite l’abbandono dei loro scarti vegetali), ai cambiamenti nell’uso del suolo (espansione del territorio urbanizzato, invasione del bosco a danno di altre vegetazioni ecc.) e a forme di inquinamento (accumulo di nutrienti nei suoli). Si sta quindi assistendo non a un ritorno della natura negli ecosistemi terrestri lungo le sponde del Lago Maggiore, ma a un processo di inselvatichimento, in cui le specie vegetali più aggressive, tra cui si annoverano molte aliene invasive, stanno prendendo il predominio nelle vegetazioni spontanee composte da specie autoctone.

L’elenco di specie vegetali invasive e sicuramente dannose per gli ecosistemi terrestri annovera oltre 30 specie lungo le sponde del Lago Maggiore. Tra le più comuni si possono segnalare il glicine tuberoso (Apios americana), la rosa asiatica (Rosa multiflora) e il ciliegio americano (Prunus serotina). Tra le ultime arrivate, si può indicare il noce giapponese (Juglans ailantifolia).

Volatori notturni

Le aree che fanno parte della ZPS Canneti del Lago Maggiore, si sono rivelate luoghi di notevole importanza per molte specie animali ed in particolare per “gruppi” che passano spesso inosservati, perché svolgono le loro attività o si spostano nelle ore notturne, come i chirotteri (pipistrelli) e gli uccelli migratori.

Le ricerche svolte tra il 2024 e il 2025 hanno confermato la presenza di ben 12 specie di pipistrelli, alcune delle quali rare e molto importanti per la conservazione.
Un risultato di grande rilievo è la presenza del rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), un pipistrello raro e considerato vulnerabile in Italia. Il suo ritrovamento conferma l’importanza dell’area come habitat di pregio.

Gli hotspot principali di attività dei chirotteri sono risultati i siti di Sasso Cavallazzo e della Palude Bruschera, localizzati in prossimità delle rive del lago: qui i pipistrelli trovano ambienti ideali per abbeverarsi, cacciare insetti e spostarsi lungo la vegetazione riparia. Anche altre aree, come le Sabbie d’Oro, hanno mostrato una comunità ricca e diversificata, mentre i punti localizzati presso la Bozza Monvallina e del Parco del Lavorascio hanno confermato la loro funzione di foraggiamento e di corridoi di spostamento.

Alcuni pipistrelli migratori, come il pipistrello di Nathusius (Pipistrellus nathusii), il pipistrello pigmeo (Pipistrellus pygmaeus) e la nottola di Leisler (Nyctalus leisleri), possono inoltre utilizzare l’area come tappa nei loro lunghi viaggi stagionali.

Le indagini sugli uccelli migratori notturni hanno evidenziato come, nelle ore che vanno dal tramonto all’alba, ben 62 specie (riconosciute grazie alle registrazioni delle emissioni sonore effettuate durante il volo), abbiano sorvolato l’area di studio durante i periodi migratori primaverili e autunnali. Fra queste sono state rilevate specie di notevole interesse conservazionistico come il voltolino (Porzana porzana), il cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), il combattente (Calidris pugnax), il beccaccino (Gallinago gallinago), il chiurlo maggiore (Numenius arquata), la pettegola (Tringa totanus) ed il piro piro boschereccio (Tringa glareola) ed estremamente rare per il territorio considerato come la schiribilla grigiata (Zapornia pusilla), la beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), l’occhione (Burhinus oedicnemus) ed il piviere tortolino (Eudromias morinellus).

Questi risultati contribuiscono ad arricchire la conoscenza sull’importanza del corridoio migratorio notturno dell’avifauna che coinvolge in entrambe le stagioni i cieli della provincia di Varese ed in particolare le coste del lago Maggiore, nonché sulle potenzialità di queste aree in termini di specie osservabili non solo in volo, ma anche in sosta ed alimentazione.

Canneti in rete: monitoraggio faunistico e vegetazionale della ZPS canneti del Lago Maggiore – MOCAN” è un progetto realizzato nell’ambito del bando pubblico per la selezione di proposte progettuali finalizzate al monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, ricadente nel programma di ricerca del centro nazionale della biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”. Il Bando attinge dalle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è finanziato dall’Unione Europea – NEXTGENERATIONEU. Il progetto è stato promosso dalla Provincia di Varese, in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende.

Progetto promosso dalla Provincia di Varese

in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende