BOZZA MONVALLINA
Natura 2000: una rete europea
La Palude Bozza Monvallina fa parte della rete europea di aree protette denominata Rete Natura 2000.
Nell’ambito della Rete Natura 2000, le caratteristiche ambientali di questa importante area umida, la rendono idonea sia alla tutela dell’avifauna, come Zona di Protezione Speciale (ZPS), sia alla tutela di peculiari habitat naturali e di altre specie animali, come Zona Speciale di Conservazione (ZSC).
Il progetto “Canneti in rete”
La Provincia di Varese, al fine di migliorare le conoscenze sugli ecosistemi che caratterizzano le aree umide situate lungo le sponde del Lago Maggiore e sulle relazioni che si instaurano tra gli habitat e la fauna presente e allo scopo di realizzare interventi di tutela e conservazione adeguati, ha promosso il progetto “Canneti in rete”.
Gli aspetti di maggiore interesse emersi dalle indagini condotte nelle aree umide interessate dal progetto, riguardanti la vegetazione, la flora e la fauna caratteristiche di queste aree protette, sono riassunti in questa pagina informativa.
La diversità ecologica e floristica dei boschi di ontano nero
I boschi rappresentano la vegetazione più diffusa nelle aree protette presenti lungo il Lago Maggiore e istituite ai sensi delle Direttive Europee “Habitat” e “Uccelli”, cioè rispettivamente tre Zone Speciali di Conservazione (ZSC: “Palude Bozza – Monvallina”, “Sabbie d’Oro” e “Palude Bruschera”) e una Zona di Protezione Speciale (ZPS: “Canneti del Lago Maggiore”). Tra i boschi che maggiormente identificano il territorio di queste aree protette si annoverano quelli in cui prevale l’ontano nero (Alnus glutinosa) che, più di altre specie di alberi, è in grado di crescere su suoli dove è presente un elevato tenore di acqua. Pur essendo un albero relativamente poco longevo (in genere arriva fino a 100 anni), riesce a formare boschi quasi puri per la sua rapidità di crescita, favorita dalla simbiosi radicale con batteri azotofissatori, che forniscono all’albero l’azoto presente in atmosfera, consentendogli tra l’altro di crescere anche su suoli con una scarsa disponibilità di nutrienti.
Le comunità forestali a dominanza di ontano nero sono però diversificate, sia in termini ecologici, cioè per le caratteristiche del suolo, sia di composizione floristica, cioè di specie vegetali che vivono nel sottobosco. Una prima differenza riguarda il tenore di acqua nel suolo: nei boschi palustri, il suolo è quasi sempre saturo, con la falda idrica che affiora in superficie per lunghi periodi, incluso durante la stagione vegetativa; invece nei boschi alluvionali, o ripariali, il suolo è periodicamente saturo di acqua, in quanto la falda idrica è profonda, e soltanto in casi eccezionali, ad esempio durante episodi di piena, l’acqua arriva in superficie.
Nei boschi palustri il sottobosco è quindi composto da piante in grado di vivere con le radici costantemente in acqua, come ad esempio la canna di palude (Phragmites australis) e diverse specie di grandi carici (Carex); questi boschi palustri si suddividono a loro volta in base al tenore di nutrienti: quelli ricchi o eutrofici si riconoscono per la presenza di particolari specie di grandi carici (Carex acutiformis e C. riparia), mentre quelli con un minor tenore di nutrienti o mesotrofici per altre specie (Carex elata e C. elongata). Nei boschi alluvionali si rinvengono invece le specie nemorali, cioè quelle tipiche dei querco-carpineti, come l’anemone bianca (Anemone nemorosa), l’ortica mora (Lamium galeobdolon) oltre a piccole specie di carici (sempre del genere Carex); anche quelli alluvionali si distinguono in base al tenore di nutrienti: in quelli eutrofici sono rare o mancano le specie nemorali, che sono sostituite dalla vera ortica (Urtica dioica), dall’erba fienarola (Poa sylvicola) e da numerose specie di origine esotica.
I boschi dominati dall’ontano nero, chiamati ontanete o alnete, rivestono un particolare interesse conservazionistico. Le alnete alluvionali rientrano infatti tra gli habitat protetti dalla Direttiva “Habitat” (92/43/CEE) come prioritari, cioè con il massimo rigore di protezione previsto da questa normativa europea. Le alnete palustri sono invece considerate vulnerabili di estinzione in Europa.

[Foto di Guido Brusa]

[Foto di Guido Brusa]

[Foto di Guido Brusa]

[Foto di Guido Brusa]
Non solo animali “acquatici” …
Le indagini svolte mediante fototrappolaggio hanno evidenziato come le aree boschive e prative della ZPS Canneti del Lago Maggiore ospitino anche diversi mammiferi di medie e grandi dimensioni.
Le specie più contattate sono la volpe rossa (Vulpes vulpes) e il cinghiale (Sus scrofa): entrambe specie molto diffuse e adattabili, capaci di vivere in ambienti sia naturali, sia antropizzati.
Presenze meno comuni, ma significative, sono quelle di ungulati come il cervo (Cervus elaphus) e il capriolo (Capreous capreolus) e di mustelidi come il tasso (Meles meles) e la faina (Martes foina).
Tra i piccoli mammiferi sono presenti sia lo scoiattolo comune europeo (Sciurus vulgaris), sia il riccio europeo (Erinaceus europaeus), specie un tempo comune e diffusa che sta registrando un rapido declino, tanto da essere elencata nella Lista rossa della IUCN (l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), come specie “Quasi Minacciata” a livello europeo.
In alcune aree della ZPS, infine, è comune una piccola specie alloctona: il silvilago orientale (Sylvilagus floridanus).

[Foto di Milo Manica]

[Foto di Ettore Ponti]
“Canneti in rete: monitoraggio faunistico e vegetazionale della ZPS canneti del Lago Maggiore – MOCAN” è un progetto realizzato nell’ambito del bando pubblico per la selezione di proposte progettuali finalizzate al monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, ricadente nel programma di ricerca del centro nazionale della biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”. Il Bando attinge dalle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è finanziato dall’Unione Europea – NEXTGENERATIONEU. Il progetto è stato promosso dalla Provincia di Varese, in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende.












