BRUSCHERA
Natura 2000: una rete europea
La zona umida della Bruschera fa parte della rete europea di aree protette denominata Rete Natura 2000.
Nell’ambito della Rete Natura 2000, le caratteristiche ambientali di questa importante area umida, la rendono idonea sia alla tutela dell’avifauna, come Zona di Protezione Speciale (ZPS), sia alla tutela di peculiari habitat naturali e di altre specie animali, come Zona Speciale di Conservazione (ZSC).
Il progetto “Canneti in rete”
La Provincia di Varese, al fine di migliorare le conoscenze sugli ecosistemi che caratterizzano le aree umide situate lungo le sponde del Lago Maggiore e sulle relazioni che si instaurano tra gli habitat e la fauna presente e allo scopo di realizzare interventi di tutela e conservazione adeguati, ha promosso il progetto “Canneti in rete”.
Gli aspetti di maggiore interesse emersi dalle indagini condotte nelle aree umide interessate dal progetto, riguardanti la vegetazione, la flora e la fauna caratteristiche di queste aree protette, sono riassunti in questa pagina.
Il querceto della Bruschera: un lembo di bosco primigenio
La Palude Bruschera occupa parte di una piana di origine fluvio-glaciale con suoli sabbiosi a reazione leggermente acida. In assenza di ristagno idrico, la vegetazione forestale è costituita da un querceto di Farnia (Quercus robur) con uno strato arbustivo poco sviluppato, in genere a Nocciolo (Corylus avellana) e talvolta Frangola (Frangula alnus); lo strato erbaceo è altresì povero di specie, ma con estesi tappeti di piante con aspetto di “graminoidi” (il Bambagione molle, Holcus mollis, di colore verde chiaro e soprattutto la Carice brizolina, Carex brizoides, con sottili foglie verde scuro) e poche nemorali tipiche dei boschi (la più frequente è l’Anemone bianca, Anemone nemorosa). Purtroppo questo querceto è rimasto ormai su modeste superfici, ancor meno estese se consideriamo i boschi relativamente ancora ben conservati.
Queste ultime condizioni si riconoscono per la maestosità degli esemplari di Farnia, che erano già presenti anteriormente agli anni Cinquanta del secolo scorso, così che in queste condizioni, questo querceto, è quanto di più simile abbiamo oggi al bosco primigenio che doveva estendersi nelle epoche passate su tutta la piana fluvio-glaciale tra Ispra e Sesto Calende.
L’eccezionalità di queste forme ben conservate di querceto è ribadita dalla presenza di un muschio (Dicranum viride), che cresce sui tronchi di alcune Farnie. Dicranum viride, che forma dei cuscinetti di un intenso colore verde scuro alti fino a circa 2 cm, diversamente dalla maggior parte degli altri e più comuni muschi, non si riproduce tramite spore, ma esclusivamente per via vegetativa, cioè per mezzo dei suoi fragili apici fogliari, che danno origine a nuove piante quando si staccano e cadono sulla corteccia di un tronco.
La capacità di colonizzare nuovi alberi da parte di Dicranum viride dipende però da eventi eccezionali e più il bosco è stabile, più il muschio ha la possibilità di colonizzare nuovi alberi. In definitiva, la presenza di Dicranum viride è strettamente associata a boschi maturi, rimasti per lungo tempo inalterati. In altre parole, questo muschio può essere considerato una specie tipica dei boschi primigeni.
Sia il querceto che questo particolare muschio sono protetti dalla Direttiva europea denominata “Habitat”, la quale tutela rigorosamente entrambi mediante l’istituzione di aree protette: i Siti di Interesse Comunitario (SIC) che diventano Zone Speciali di Conservazione (ZSC) quando sono individuati Obiettivi e Misure di Conservazione. Per la Palude Bruschera, proposta come SIC sin dal 1995 e quindi designata come ZSC nel 2016, il querceto e il Dicranum viride rappresentano i principali Obiettivi di Conservazione e sono pertanto rispettivamente l’habitat e la specie vegetale più rilevanti presenti negli ambienti terrestri di tipo non palustre.



Quando la fauna minore… va per la maggiore
Il termine “fauna minore” è usato solitamente per indicare animali di piccole dimensioni che non siano uccelli o mammiferi e sostanzialmente comprende invertebrati, rettili e anfibi. L’aggettivo “minore” in questo caso può trarre in inganno: questi animali, infatti, nonostante le dimensioni ridotte, sono di solito dominanti negli ambienti naturali, sia come numero di specie, sia come numero di individui e non ultimo come importanza dal punto di vista conservazionistico.
L’area della Palude Bruschera è una conferma di quanto evidenziato.
L’erpetofauna comprende infatti 7 specie di anfibi e 8 di rettili e include anche specie rare e minacciate come il tritone crestato (Triturus carnifex) e la rana di Lataste (Rana latastei), una specie endemica, presente solo nella pianura padano-veneta e in poche aree limitrofe.
Le indagini condotte sugli invertebrati hanno invece permesso di confermare la presenza di ben 25 specie di lepidotteri diurni (farfalle) e di 24 specie di odonati (libellule). È inoltre presente e ben diffuso nelle aree boschive, il cervo volante (Lucanus cervus), una specie protetta e minacciata, in genere associata a boschi maturi e ben conservati.

[Foto di Carlo Morelli]

[Foto di Carlo Morelli]
“Canneti in rete: monitoraggio faunistico e vegetazionale della ZPS canneti del Lago Maggiore – MOCAN” è un progetto realizzato nell’ambito del bando pubblico per la selezione di proposte progettuali finalizzate al monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, ricadente nel programma di ricerca del centro nazionale della biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”. Il Bando attinge dalle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è finanziato dall’Unione Europea – NEXTGENERATIONEU. Il progetto è stato promosso dalla Provincia di Varese, in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende.












