SABBIE D’ORO

Natura 2000: una rete europea

La zona umida delle Sabbie d’Oro è un Sito della rete di aree protette europea Natura 2000, collocato sulle sponde varesine del Lago Maggiore.
Nell’ambito della Rete Natura 2000, le caratteristiche ambientali di questa importante area umida, la rendono idonea sia alla tutela dell’avifauna, come Zona di Protezione Speciale (ZPS), sia alla tutela di peculiari habitat naturali e di altre specie animali, come Zona Speciale di Conservazione (ZSC).

La Provincia di Varese, al fine di migliorare le conoscenze sugli ecosistemi che caratterizzano le aree umide situate lungo le sponde del Lago Maggiore e sulle relazioni che si instaurano tra gli habitat e la fauna presente e allo scopo di realizzare interventi di tutela e conservazione adeguati, ha promosso il progetto “Canneti in rete”.
Gli aspetti di maggiore interesse emersi dalle indagini condotte nelle aree umide interessate dal progetto, riguardanti la vegetazione, la flora e la fauna caratteristiche di queste aree protette, sono riassunti in questa pagina informativa.

Una vegetazione di “emergenza”: le piante anfibie lungo le sponde lacustri

Il Lago Maggiore presenta acque con un carico di nutrienti relativamente medio (mesotrofia) rispetto al minimo (oligotrofia) e massimo (eutrofia), stabiliti nella scala di valori utilizzata per la classificazione ecologica dei corpi idrici. Inoltre nel tratto di lago compreso tra Monvalle e Sesto Calende, sono presenti alcuni estesi depositi sabbiosi lungo le sponde lacustri, oltre la fascia occupata dalla Canna di palude (Phragmites australis). Queste spiagge, solitamente quasi sempre sommerse e quindi non visibili, rimangono generalmente emerse in superficie nel periodo compreso tra la seconda metà dell’estate e l’inizio dell’autunno.

L’abbassamento delle acque, sebbene in origine sia naturale, oggi è in modo prevalente regolato artificialmente dall’uomo. L’origine naturale di questa fluttuazione delle acque è dimostrata dalla presenza di un particolare gruppo di piante che vivono soltanto in queste eccezionali condizioni ecologiche: depositi sabbiosi lacustri che emergono dopo il ritiro di acque non particolarmente ricche di nutrienti.

Queste piante possono essere quindi considerate come anfibie, perché chiudono il proprio ciclo vegetativo, cioè fioriscono e fruttificano, dopo che le acque si sono abbassate. In modo peculiare le principali piante di questa comunità anfibia sono tutte perenni e si possono riprodurre vegetativamente tramite stoloni, che si insinuano nello strato di sabbia, formando così piccoli tappeti monospecifici poco appariscenti. Le specie più emblematiche di queste piante anfibie sono infatti alte poche centimetri, come la minuta Giunchina aghiforme (Eleocharis acicularis) o il relativamente più vistoso, almeno al momento della fioritura, Ranuncolo reptante (Ranunculus reptans).

È comunque un’altra pianta, la Piantaggine uniflora (Littorella uniflora), quella più importante: il Lago Maggiore ospita infatti le principali popolazioni di questa specie in Italia. La Piantaggine uniflora è quindi una peculiare emergenza floristica, in quanto è considerata in pericolo di estinzione sull’intero territorio nazionale. A livello conservazionistico, l’importanza di questa comunità di piante anfibie è stata riconosciuta anche a livello di Unione Europea, che con la Direttiva denominata “Habitat” l’ha individuata per essere tutelata all’interno di aree protette denominate Siti di Interesse Comunitario (SIC) che diventano Zone Speciali di Conservazione (ZSC) quando sono individuati Obiettivi e Misure di Conservazione sito-specifici. In definitiva, questa comunità di piante anfibie rappresenta un’eccezionale emergenza sotto diversi aspetti e pertanto costituisce il principale obiettivo di conservazione negli ambienti perilacustri delle ZSC sul Lago Maggiore.

Gli uccelli del canneto

La canna di palude è la pianta dominante dei canneti. Con i suoi fusti alti e fitti crea un habitat essenziale per molte specie di uccelli, anfibi, pesci e invertebrati. Il canneto svolge anche un ruolo ecologico fondamentale: filtra l’acqua, riduce l’erosione delle sponde e contribuisce a mantenere la qualità ambientale del lago. Per molte specie di uccelli, il canneto rappresenta un luogo di nidificazione sicuro: tra gli steli fitti e difficili da penetrare trovano protezione e un sito di nidificazione sicuro alcune specie di aironi come l’airone rosso (Ardea purpurea), il tarabuso (Botaurus stellaris) e il tarabusino (Botaurus minutus) e piccoli passeriformi come la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), la cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris), il cannareccione (Acrocephalus arundinaceus).

L’interno del canneto alcune specie di irundinidi come la rondine (Hirundo rustica), il balestruccio (Delichon urbicum) e il topino (Riparia riparia) trovano rifugio per dormire: centinaia di individui si possono riunire in dormitori, per trascorrere le ore notturne al riparo dal vento e dall’azione di possibili predatori.

Il canneto è anche un ambiente di alimentazione importante: gli uccelli vi trovano molti invertebrati, anfibi, piccoli pesci, dei quali è ghiotto il martin pescatore (Alcedo atthis). Alcune specie si nutrono in volo sopra il canneto, altre cacciano tra le canne o nelle acque circostanti. Il canneto funziona come una “dispensa naturale”: offre una varietà di insetti sia acquatici, sia terrestri, in tutte le fasi vitali (larve, ninfe, adulti), assicurando disponibilità alimentare durante tutta la stagione riproduttiva e migratoria. In inverno si possono osservare alcune specie come il migliarino di palude (Emberiza schoeniclus) cercare tra le canne insetti in stato di quiescenza.

Infine, i canneti hanno un ruolo cruciale come aree di sosta per i migratori. Durante i lunghi viaggi tra l’Europa e l’Africa, molte specie trovano qui riparo e nutrimento indispensabili per riprendere il volo. La ricchezza dei canneti del Lago Maggiore rende l’area una tappa strategica lungo le rotte migratorie.

Canneti in rete: monitoraggio faunistico e vegetazionale della ZPS canneti del Lago Maggiore – MOCAN” è un progetto realizzato nell’ambito del bando pubblico per la selezione di proposte progettuali finalizzate al monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, ricadente nel programma di ricerca del centro nazionale della biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”. Il Bando attinge dalle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è finanziato dall’Unione Europea – NEXTGENERATIONEU. Il progetto è stato promosso dalla Provincia di Varese, in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende.

Progetto promosso dalla Provincia di Varese

in collaborazione con i comuni di Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende